Età evolutiva e immaginario – L. Chistè

SEMINARIO: Età evolutiva e immaginario

Relatrice: dott.ssa Liliana Chistè

Titolo: L’autonomia del complesso fraterno rispetto al complesso Edipico e la sua rappresentazione nell’immaginario sollecitato dalla testistica.

Sommario: Il tema teorico di questo intervento è il complesso fraterno visto come complesso autonomo e non come derivato dell’Edipo. Si parlerà della specificità di questo complesso che è il sentimento di giustizia orizzontale e che va oltre gli investimenti libidici. Si tratta di un sentimento che fissa dei legami paritari e che fa si che i fratelli siano vissuti come persone altre e simili a sé. L’identità orizzontale non è, però, processo istintivo, ma è il risultato di una riflessione che aprirà poi al senso morale e sociale.

Vengono presentati poi alcuni esempi per mostrare come questo complesso si presenta nell’immaginario dei bambini, in risposta alla sollecitazione della tavola VIII del test di Blacky. Questa tavola viene inoltre confrontata con la tavola IV, che invece sollecita il complesso edipico. per poterne rilevare le differenze.

Introduzione teorica

Quando parliamo di fratelli non facciamo riferimento solo al legame fisico e di sangue, ma anche ad un’immagine mentale, riferibile sia ai fratelli reali, sia ai gemelli immaginari, sia a compagni segreti o a invincibili nemici. L’idea di fratello può essere considerata come una preconcezione di Bion o come l’immagine archetipica di Jung. Così come il complesso di Edipo, anche il complesso fraterno è da considerarsi un complesso universale, che si organizza in una rappresentazione fantasmatica inconscia.

Vediamo come il tema dei fratelli si incontra già nei miti originari, che spesso hanno come protagonisti centrali la coppia di gemelli o comunque le vicissitudini dei fratelli. Così nella Bibbia ci sono molti esempi, tra cui quelli di Caino ed Abele, che ci introducono drammaticamente al tema della competizione tra fratelli, con il corollario di invidia e gelosia. Nelle tragedie greche troviamo Antigone e i suoi fratelli, figli incestuosi di Edipo. Il tema dei fratelli è ricorrente anche nella letteratura, di cui l’esempio più conosciuto è “I fratelli Karamazov” di Dovstojewski. Infine, secondo Bettelheim, nelle fiabe i fratelli sono frequentemente i protagonisti principali e rappresentano le vicissitudini della crescita e le dinamiche relazionali.

Il ruolo dei fratelli è molto importante per la costituzione dell’identità personale perché influenza le modalità con cui, da adulti, si stabiliranno legami con gli altri, in una situazione di parità. I fratelli possono essere visti come oggetto di investimento narcisistico in quanto riflesso di sé o come parte di sé non riconosciute ma proiettate, oppure possono essere visti come un soggetto da amare e che orienta nella scelta sessuale, o come nemico da combattere.

E’ proprio la forza degli oggetti interni fraterni inconsci che spiega il transfert su coniugi e figli e orienta nella scelta del partner. Per questo motivo nella costituzione dell’identità fratelli e sorelle assumono la stessa importanza del padre e della madre.

Le esperienze tra fratelli sono ricche e complesse e permettono di elaborarne i sentimenti vissuti in questo tipo di relazione, facilitando poi la gestione di situazioni simili nella vita sociale. Ad esempio è di importanza basilare l’alleanza che si instaura tra fratelli rispetto ai genitori per chè aiuta ad uscire dal complesso edipico.

Oggi si tende ad allontanarsi dalla posizione teorica di Freud, secondo il quale il complesso fraterno è solo un derivato del complesso di Edipo e cioè una struttura difensiva per evitare l’Edipo stesso. In realtà Freud nelle sue opere (Totem e Tabù, Psicologia delle masse e analisi dell’Io) aveva parlato di complesso fraterno, ma poi non lo aveva approfondito. E aveva preferito interpretare anche le dinamiche attive nel primo gruppo da lui fondato semplicemente come derivanti dal complesso Edipico.1

Attualmente, in seguito ad approfondimenti teorici, si ipotizza che il complesso fraterno riguarda, in modo specifico l’organizzazione orizzontale dei rapporti umani (e non quella verticale tipica del complesso edipico), dove l’altro è visto come socius, come diverso. Il socio, appunto, svolge un ruolo importante nella vita adulta ed è alla base dei rapporti professionali e sociali. Ogniqualvolta l’altro non è solo fonte di gratificazione libidica o mezzo per ristabilire un equilibrio, ma anche fonte di vita relazionale, ilo socio è colui che gioca un ruolo di soccorritore o nemico.

Quello che, secondo Macciò e Vallino (in “Fratelli”, a cura di L. Algini, Borla), determina la differenza con Freud, e che quindi permette di parlare di autonomia del complesso fraterno, è l’origine dell’identificazione fraterna.

Per Freud è l’egoismo del bambino che spinge ad escludere il fratello in quanto è colui che toglie le prerogative, ma poi il timore della disapprovazione del genitore e quindi della discriminazione nei confronti degli altri fratelli lo spinge ad identificarsi con lui.

Secondo Macciò e Vallino, invece, non è sufficiente che i figli vengano trattati con giustizia dai genitori (giustizia verticale) e che vengano amati tutti allo stesso modo perché avvenga un’identificazione fra di loro. Perché questo avvenga, invece, deve operare anche un senso di giustizia orizzontale e cioè è necessario che i fratelli non chiedano ed eventualmente rifiutino trattamenti privilegiati da parte dei genitori. E’ questo che permette la trasformazione dell’ostilità in amicizia e alleanza e che dà origine alla coscienza morale sociale.

Freud, quindi pone l’accento sul legame verticale, mentre Macciò e Vallino pongono l’accento sul legame orizzontale, in cui si cerca un’uguaglianza reciproca e in cui l’altro non è più solo amato, negato o soppresso ma è considerato un oggetto che esiste nella realtà, un socius . Il socius è un altro, con gli stessi nostri diritti di essere soggetto, con cui bisogna coesistere e che ha una propria esistenza ed anche esperienze non condivise.

Potremmo, quindi osservare come questo tipo di legame è reso possibile da quello che Bion chiama il fattore K (Knowledge), che è più legato alla conoscenza che agli aspetti libidici (Hate e Love) ed è caratteristico del periodo della latenza. Si tratta di una quarta fase o di una quarta dimensione e cioè quella sociale, che viene dopo quella genitale. La realizzazione del senso di giustizia è ciò che permette il passaggio dalla rivalità all’alleanza prima nel rapporto tra fratelli e poi nel rapporto tra i membri del gruppo.

C’è da sottolineare, però, che se spinta all’estremo l’identificazione fraterna presenta il rischio di sfociare nel conformismo e nell’omologazione e quindi all’identificazione ugualitaria

Questo perchè l’altro viene riconosciuto solo negli aspetti simili ai propri e ne vengono omesse delle parti, di cui non si riconosce il valore e di conseguenza si riapre il ciclo di rivalità ed invidia. E’ bene distinguere tra l’identificazione ugualitaria e l’identità individuale. Nella prima non è in gioco solo la rivalità ma c’è qualcosa di inadeguato, perché siamo ancora nella fase dell’oggetto parziale e quindi, ad un livello evolutivo più immaturo, in cui l’identificazione ha un aspetto difensivo.

Per riassumere vediamo che nei fratelli operano forze contrastanti, così come nei gruppi, dove i membri rappresentano i fratelli. Da una parte c’è un’esigenza di restare alleati e di appartenere, dall’altra esigenze egoistiche e di tipo narcisistico. A queste due forze possiamo aggiungere l’esigenza di giustizia che è quella che può far tendere verso la scelta dell’identificazione fraterna (legame K/Knowledge, di tipo orizzontale). Parlo di legame K perché l’identificazione fraterna, che nasce dall’esigenza di giustizia, non scatta automaticamente ma è frutto di riflessione, derivante dal confronto, dall’esperienza quotidiana in comune e dal bisogno di conoscere. I fratelli o i membri del gruppo sanno che la rivalità può essere trasformata in identificazione, quando viene dato uguale spazio a tutti e cioè quando c’è una giustizia verticale. La giustizia verticale è una premessa che può aprire la strada a quella orizzontale.

L’immaginario e le tavole del Blacky VIII e IV

Le suddette tavole sollecitano l’emergere dello specifico conflitto che si vuole indagare. Così la tav. IV dovrebbe far emergere i fantasmi inconsci che si riferiscono alla situazione edipica, mentre la tavola VIII stimola l’emergere del complesso fraterno. E’ importante confrontare tra di loro le risposte date da una persona ad entrambe le tavole per osservarne le differenze. Poiché il test del Blacky è stato costruito basandosi sulla teoria freudiana, bisogna tenere presente che nella tavola VIII lo stimolo è volto a suscitare prevalente il sentimento di esclusione che si genera alla nascita di un fratello Solo al momento dell’inchiesta si indaga sul senso di giustizia verticale e come questa viene vissuta, La giustizia orizzontale, a sua volta, si può inferire dal fatto che i bambini testati non vivono il senso di esclusione e si sentano alla pari con il fratellino. Invece, quando c’è il conflitto, si può inferire che non c’è stata l’identificazione che permette la nascita del sentimento di amicizia.

E’ da tenere presente che normalmente nelle situazioni di test, così come nelle stimolazioni proposte da Balzarini, può succedere che, al momento della somministrazione, nella persona testata non sia attivo quello specifico complesso o che vengano innalzate delle difese per eluderlo. In questi casi l’immaginario che emerge potrà non rispondere direttamente alla sollecitazione proposta, ma darà darà comunque delle indicazioni sullo stato psicologico presente in quel momento nella persona testata e sulla sua posizione rispetto a quel complesso.

Per chiarire meglio porterò alcuni esempi. In questi esempi si tratta di bambini che hanno alle spalle l’esperienza di separazione giudiziale dei genitori. Questo fatto ha alterato in maniera più o meno grave il processo evolutivo.

Diana, 5 anni, figlia unica del padre, ma con fratellastro vivo e una sorella morta, tutti figli di padri diversi . Ora la madre vive con un nuovo compagno e sta parlando di avere un bambino da lui.

Tav. IV Mamma e papà si guardano. Ci sono i cuoricini. B. è arrabbiato perché si vogliono bene. E’ lui che voleva sposare la mamma. Ma è troppo piccolo, loro sono grandi. Come Fiona e Shrek.(personaggi di una serie televisiva) Aveva una mamma con i cuccioli nella pancia

Tav. VIII Stanno insieme e lui non poteva perché era nero. Però loro erano bianchi e potevano stare insieme. Il nero se no inciampa, perché ci sono i sassi.

Si tratta di una caso complesso, in cui il nuovo compagno della madre aveva permesso a Diana l’accesso all’Edipo, precedentemente bloccato da una relazione traumatica con il proprio padre, L’arrivo di un nuovo fratellino mette in moto il senso di esclusione come sinonimo di perdita e di non appartenenza al nuovo nucleo familiare. Il complesso Edipico, quindi, si infiltra con quello fraterno in un momento in cui la bambina non è pronta.

1. Adriana, 7 anni, genitori separati e figlia unica del padre, un fratello da poco nato dalla nuova relazione della madre e uno in arrivo. Alterna giorni in casa del padre con giorni in casa della madre.

Tav IV: La mamma con il papà si sono dati le mani . B è arrabbiato perché si voleva sposare con la mamma . perché si innamorano, perchè hanno fatto il cuore con la coda.

Tav. VIII: Non conosco questo Blacky. La figlia Blacky. sta guardando mamma papà e Tippy e lei si arrabbia perché voleva ammazzare il papà , perché Blacky. non voleva che il papà…perché voleva sposare lui la mamma.

Osservando queste due vignette si nota come la bambina è in quel momento immersa nel complesso edipico, la cui elaborazione è impedita dal bisogno eccessivo di una relazione esclusiva con la madre e, di conseguenza, non può neppure affrontare il complesso fraterno. Infatti più tardi nel disegno della famiglia, rimette insieme il padre e la madre ed esclude il nuovo compagno della madre e dei fratelli avuti nella nuova relazione

2. Caty, 8 anni, figlia unica di genitori separati, vive con il padre e visita regolarmente la madre, a cui è stata tolta la patria potestà per una patologia psichica grave e con risvolti drammatici.

Tav. IV La mamma è arrabbiata perché il papà si innamora di un’altra cagnolina. (chiedo dov’è la mamma?) La mamma è nel bosco. Blacky è arrabbiato come la mamma.

Tav. VIII Blacky è felice perché la mamma e il papà hanno fatto una cucciolata.

Nella prima tavola è presente il complesso edipico, che l’atteggiamento deduttivo del padre non le permette di risolvere e nella seconda viene immaginato l’arrivo di fratello/fratelli come positivo, in quanto per la bambina rappresenta una possibilità che i genitori tornino insieme. Si tratta di un’identificazione con i fratelli immaginari di tipo difensiva e adesivo

Silvio, 10 anni, 1 fratello e due sorelle, genitori separati e immersi in dinamiche altamente distruttive. Vive con il padre. Madre con relazioni diverse.

Tav. IV E’ lo stesso papà? B. vede padre e madre che vanno in giro con mano nella mano. B. che stava girando in quella foresta li vede. Mentre padre e madre stanno parlando B. si arrabbia e va via. Dopo chiama il cane, che è il principe azzurro e lo mette vicino ad un albero e la madre si fidanza. Perché il papà è cattivo.

Tav. VIII. Blacky vede la sua famiglia con suo fratello , madre e padre. Hanno comperato una nuova casa. Papà è a casa con Blacky madre e fratello. Si addormentano e mentre dormono, papà racconta una storia a Blacky che parla del futuro, con macchine volanti. Dopo va in giro con amici e gioca a nascondino.

Rispetto a queste tavole si possono osservare una serie di dinamiche, ma qui vogliamo sottolineare come nella seconda gli amici-fratelli rappresentano una possibilità di alleanza (gioco) e di nascondersi la drammaticità della situazione.

3. Michele 11 anni, due fratelli e una sorella. Allontanati dalla famiglia per incapacità dei genitori e dati in affido a 4 famiglie diverse, di cui si sentono figli unici.

Tav IV Chi è? (si riferisce a Blacky) Blacky vede mamma e papà che si stanno innamorando. Lui si arrabbia perché non vuole che facciano altri cuccioli.

Tav. VIII Blacky è grande . Lui è geloso perché fanno le carezze a Tippy. Lui però finge che non gliene importi niente e si mette vicino alla mamma.

Ancora reazioni diverse rispetto alle due tavole. I due complessi si intrecciano. In primo piano l’invidia e la gelosia che per il momento non potrà essere trasformata perché viene nascosta e non affrontata. Nell’inchiesta riesce ad allearsi con i fratelli, in quanto si identifica nel bisogno di essere coccolato e accetta l’idea di valere come l’altro. Però vengono accettati nell’altro solo gli aspetti simili. Qui emerge chiaro il bisogno di giustizia orizzontale eccessivo, come difesa dal vissuto di abbandono.

In conclusione è da notare che nelle risposte dei bambini meno problematici è presente una giocosità e una partecipazione per la nascita del fratello/sorella. Inoltre ritengono che il fratello meriti le lodi che gli fanno i genitori, ma non poi così tante. (giustizia orizzontale)

1Kaes (in “Fratelli” a cura di L: Algini, Borla) ipotizza che a prevalere in quel gruppo fossero dinamiche di tipo triangolare pre-edipiche, dinamiche che generalmente si sviluppano alla fine del primo anno di vita e che sono più simili al complesso fraterno. Nell’Edipo arcaico, infatti, il padre è ancora un oggetto parziale, contenuto nel ventre della madre e quindi più simile ai fratelli.


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