Il mestiere dell’analista – R.Carollo
Il mestiere dell’analista…la carriera dell’analista…
Intervento della dott.ssa Rosalba Carollo
Cremona, 27 Settembre 2008
La mente dell’analista al lavoro
Le libere associazioni
Il corto visto si muove fra questi estremi, la sessualità, la pazzia, l’aggressività, la morte dell’anima .
Domanda: mestiere? arte? artigianato? scienza?
Distinzione modelli e teorie. Analisi fra artigianato/arte e scienza.
Sui modelli:
Pittore: cubista o futurista?
Cineasta: film a colori o in bianco e nero?
All’analista: Freud o Jung?
L’analisi dell’interpretazione nel corto secondo differenti modelli.
Che atteggiamento viene tenuto dal”questurino”?
Nel corto il carabiniere rappresenta un modello squisitamente freudiano, ma se fosse kleiniano o Bion o Ferro primo e secondo…?
Nel modello freudiano i personaggi della scena in seduta corrispondono a persone storiche del mondo esterno, con cui il paziente ha vissuto esperienze conflittuali e che sono quindi divenute anche rappresentanti delle istanze in conflitto nella ment.
In quanto tali vengono riproposti nel transfert, dando all’analista la possibilità di intervenire nel dramma interiore che ha luogo nel paziente. Il “questurino” è un ascoltatore, bonario, forse ma sicuro e distante, non coinvolto.
Nel modello kleiniano c’è un continuo e privilegiato riferimento alla fantasia inconscia corporea a cui ogni discorso del paziente rinvia. I personaggi della seduta corrispondono a oggetti interni del paziente animati e organizzati dalla fantasia inconscia sotto la spinta di impulsi primitivi. L’analista ha il compito di risalire alle fantasie inconsce originarie del paziente. Il “questurino” analista assume una valenza molto persecutoria e distante, non c’è empatia.
Nel modello bioniano o post l’interpretazione non è forte o di cesura, saturante, come nei precedenti, ma il terapeuta cerca di sviluppare una narrazione condivisa, accogliendo ciò che ancora il paziente non era riuscito a sentire e a pensare. Il non pensabile diventa racconto condiviso , attraverso una trasformazione in pensieri ed emozioni. Ciò che non era stato digerito a causa di esperienze traumatiche o insoddisfacenti si completa, quando le cose funzionano, con l’introiezione del metodo per trattare protoemozioni e protopensieri, ossia i contenuti non pensabili.
Ad esempio, alcune possibili differenze interpretative fra un “Ferro primo”: forse la volta in cui lei mi è venuta a denunciare la scomparsa del portafoglio, mi ha sentito particolarmente inquisitivo?
O un “Ferro secondo“: deve essere terribile non poter più attingere con sicurezza ai propri sogni…”
In modo da non saturare la risposta, ma promuovere un rilancio nell’elaborazione.
Ma se ci sono differenti interpretazioni, allora esiste un relativismo assoluto, oppure una unicità della relazione?
Alcuni sostengono che qualsiasi tipo di lettura può essere valido in un testo letterario o in un’opera d’arte ( la dittatura dello spettatore..), altri, fra cui Eco, ritengono che l’opera abbia una struttura univoca che autorizza una lettura e ne vanifica un’altra.
In psicoanalisi il contesto emotivo e ralazionale che nasce da quello specifico paziente con quello specifico analista , in quel momento, nel contesto della seduta, crea una lettura preferenziale. Certo non data dalla categoria analitica preferita dall’analista.
Il sogno secondo i modelli Freud/post Freudiani.
In Freud innanzitutto il sogno avviene nel sonno. Ha un significato a cui si accede con un’interpretazione. Noi ne vediamo un contenuto manifesto, ma si deve giungere a coglierne il significato latente. Quest’ultimo è un tentativo di esaudire un desiderio, prevalentemente con una forte connotazione sessuale e, come tale, censurato proprio nella sua inaccettabilità.
Nelle teorizzazioni bioniane e post-bioniane, ed ecco il concetto “forte” di teoria, si postula che oltre al sogno notturno, la nostra mente produca continuamente una trasformazione degli stati più immediati, primitivi, sensoriali, protoemotivi (elementi beta) grazie ad uno speciale apparato (funzione alfa) in nuovi elementi (elementi alfa ) che costituiscono il cosiddetto sogno nello stato di veglia. In questa particolare condizione avvengono quei fenomeni abbastanza comuni, come flash visivi, trasformazioni in allucinosi, allucinazioni, formazioni di oggetti bizzarri, di così prezioso utilizzo in seduta. Infatti è grazie a questo modo di funzionare della mente che possiamo meglio comprendere quanto le comunicazioni fra paziente e analista, anche le più concrete, le più legate alla realtà esterna, siano connesse agli affetti che passano in seduta. In ultima analisi, si introduce la possibilità di concepire tutta la seduta come un sogno che avviene in quel momento, in cui gli altri vertici, ad esempio i genitori reali, la ricostruzione storica, anche i problemi legati al corpo, rappresentino letture meno significative.
Il paziente cerca aiuto per sognare il suo sogno non sognato e per questo ha bisogno della mente di un’altra persona.
Sognare è la possibilità di elaborare, non chiudere il pensiero …
Una delle peggiori e più paralizzanti perdite umane è la perdita della capacità di essere consapevoli della propria esperienza. Ossia non essere in grado di “sognare“. Con “sognare“ in questo caso intendiamo “rielaborare in maniera inconscia“.
L’analista deve possedere una reverie in grado di sostenere per lunghi periodi di tempo uno stato psicologico di ricettività per i sogni del paziente non sognati e interrotti.
Definizione di psicoterapia “un’impresa terapeutica che ha lo scopo di aumentare la capacità del paziente di essere il più possibile VIVO all’interno dell’intero spettro dell’esperienza umana”.
Tutto ciò porta a considerare come fondamentale la formazione di quella particolare condizione chiamata “il funzionamento mentale“ della mente dell’analista e a valutare come insostituibile un percorso di studi e di esperienza personale.
Di qui la proposta di un Master per psicoterapeuti.