Nicole Fabre

Il processo terapeutico con bambini e adolescenti

Seminario organizzato a Cremona il 15 novembre 2008 in collaborazione con  l’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli e la Regione Lombardia

L’intervento di Nicole Fabre

Il rêve–éveillè in seduta: evoluzione

Stamattina parlerò dell’evoluzione che ci ha condotto, a partire dai lavori di Robert Desoille e del suo rêve-éveillé dirigé, al nostro procedimento attuale; al nostro inserimento in campo psicoanalitico. Sottolineerò i punti teorico-clinici che mi sembrano più importanti. Nel pomeriggio, e forse già a fine mattinata, affronteremo i casi clinici.

Ho conosciuto R. Desoille alla fine della sua vita. È lui che mi ha iniziato al rêve–éveillè in psicoterapia. Vi parlerò, dunque, di lui così come l’ho conosciuto e dei tratti salienti del suo metodo. Poi, della nostra evoluzione e di ciò che caratterizza il rêve-éveillé in psicoanalisi.

Come il lavoro con l’immaginario rimane l’autentico rêve-éveillé di Desoille, in che cosa se ne distacca e come il lavoro che si realizza a livello dell’inconscio, attraverso questa via, sia autenticamente psicoanalitico.

Ho incontrato Robert Desoille nel 1960, durante un seminario che riuniva per dieci giorni psichiatri, psicoterapeuti e psicoanalisti. Aveva settant’anni. Era un uomo alto, stava diritto e si esprimeva con chiarezza. Sono stata sedotta dalle esposizioni cliniche del suo metodo, dall’uso che faceva dell’immaginario, dalla sua personalità. Dopo il congresso ho fatto del rêve-éveillé con lui come paziente. Più tardi, mi ha invitata a partecipare al suo seminario del mercoledì in cui ho incontrato coloro che, dopo la sua morte (1966) hanno fondato il GIRED diventato, in seguito, GIREP.

Desoille proponeva ai suoi pazienti la creazione di uno spazio immaginario (una grotta, una strada, una montagna, il fondo del mare). In questo spazio il paziente è invitato a muoversi e Desoille dà grande importanza al movimento secondo un asse verticale (salire, scendere). Secondo Desoille si troverà, nella profondità, il rimosso più tormentato ed innalzandosi si opererà un lavoro di sublimazione. (Bachelard in l’Air et les Songes ha dedicato un capitolo ai lavori di Desoille e alla simbologia connessa al movimento diretta secondo l’asse verticale).

Desoille pensava che il transfert si realizzasse essenzialmente sulle figure del rêve (sogno) e poco sul terapeuta. Egli cercava, nel suo modo di procedere, una «socializzazione degli istinti», la sublimazione degli affetti, così come, il chiarimento di un problema. Rifiutava il termine «inconscio» e cercava di favorire nel terapeuta, verso il suo paziente, l’attitudine di guida rispettosa.

La direttività che egli ha applicato al suo metodo restava morbida. Non esitava a proporre soluzioni magiche (all’interno del rêve-éveillé) per proteggersi dall’angoscia.

Dopo la morte di Desoille, abbiamo continuato a riunirci, a scambiarci idee, a teorizzare con passione.

È evidente che questa attività non è stata senza effetto sul nostro pensiero, sulle nostre scelte, mentre progrediva.

Resi dinamici dal lavoro di gruppo, spinti avanti dalle domande che ci ponevamo, sentivamo di essere in piena evoluzione.

Nel corso di questa evoluzione, sono emerse divergenze di punti di vista, con le conseguenze istituzionali che generalmente accompagnano questi movimenti.

Nel corso dei dieci primi anni ci ha tormentato una domanda che esprimerò nel modo seguente: ecco un paziente che, nel corso della cura, allora semplicemente chiamata psicoterapia, si appoggia al suo immaginario grazie alla nostra proposta di sognare-da-sveglio in seduta. Noi gli abbiamo dato la traccia, all’inizio in modo abbastanza direttivo, talvolta fornendogli temi di partenza, secondo il metodo di Desoille. Egli si impegna nel sogno-da-svegli, lo vive, prova delle emozioni: racconta e si racconta. Eccolo capace di dare un senso a questo materiale onirico, vissuto qui e ora, e che, molto spesso, gli era fino ad allora sconosciuto.

Da questo emerge, poco a poco, per noi, la seguente domanda: quando, durante il rêve-éveillé, si rivela o si legge un passato il cui ricordo sembrava cancellato, quando le sue associazioni portano il paziente a un cambiamento di punto di vista sulla storia intima dei suoi conflitti, quando si manifestano dei vissuti arcaici di cui fino ad ora egli non aveva alcuna coscienza, etc., non è forse il suo inconscio che prende la parola? E quando noi ci rendiamo conto che la realtà nella quale egli è entrato ha tutte le caratteristiche di una relazione di transfert, segnata da amore o odio che riconosciamo essere la ripetizione di un passato ancora oscuro, non siamo già entrati con lui nel campo della psicoanalisi? Quando appare la resistenza, quando l’interpretazione e la ricostruzione scandiscono la cura, non stiamo facendo il cammino che compie ogni cura psicoanalitica?

Così nasceva una presa di coscienza: siamo psicoterapeuti, ma questa psicoterapia è psicoanalisi poiché si svolge nello spazio analitico.

Oggi noi possiamo dire che la proposta di sognare-da-svegli nell’ambito di un’analisi, implica la creazione di una scena immaginaria e di uno spazio immaginario nel quale il paziente si muove, prova affetti, man mano che si sviluppa uno scenario di cui egli è, beninteso, l’autore.

Tutto ciò è verbalizzato in presenza dell’analista, è rivolto a lui anche quando il paziente non ne ha una chiara coscienza.

Il lavoro di analisi propriamente detto prosegue nell’insieme delle sedute ma, in linea di massima, nel corso del rêve-èveillé, l’interpretazione sia che si tratti del contenuto sia che si tratti del transfert, è come sospesa, in attesa. Creazione, gioco nel senso winnicottiano, dinamica dell’illusione e della disillusione sono al centro di questo processo.

Altri concetti come quello di spazio potenziale, di area transizionale, di capacità di sognare della madre (rêverie) o dell’analista sono consoni al lavoro di elaborazione della nostra pratica.

Quanto alla metafora che sottende l’insieme di questo vissuto, è evidente che si appoggia sulle funzioni di nascondimento e di condensazione del sogno. Come in un gioco la drammatizzazione accentua gli affetti. E il rêve–éveillè appare come una messa in opera del gioco illusione-disillusione, presente in tutte le psicoanalisi, qui orchestrato dalla proposta stessa di questo tipo di cura.

STUDIO DI ALCUNE CONSEGUENZE COLLEGATE ALLA PROPOSTA DI SOGNARE – DA – SVEGLI IN UNA CURA INSERITA NELL’AMBITO E NEL PROGETTO ANALITICO

  1. Dal punto di vista metodologico, assistiamo ad un abbassamento della direttività legata al progetto di Desoille, tuttavia ogni modello proposto suppone una direttività. La specificità della proposta di sognare-da-svegli in seduta, di creare uno spazio immaginario, di muoversi al suo interno, di precisare il vissuto e gli affetti evitando di interrompere il sogno con associazioni d’idee o interpretazioni, è ciò che resta della prima direttività.

In un secondo tempo vengono favorite, come raccomandava Desoille, le associazioni suscitate dal rêve-éveillé. Ma la ricerca del senso e l’individuazione dell’emergenza del rimosso si fanno in funzione dei giochi riconosciuti dell’inconscio, ed è l’ipotesi di partenza degli attuali psicoterapeuti.

  1. Una regressione accelerata

Il vissuto reinterpretato o risorto grazie alla dinamica indotta dall’esperienza di sognare-da-svegli-in-seduta è contrassegnato da un’accelerazione della regressione. È innegabile che mettere l’accento sul visto e il sentito favorisce una regressione al tempo in cui l’immagine precedeva le parole e accelera l’accesso ai vissuti arcaici ai quali essa offre, contemporaneamente il linguaggio per dirli. In più, nella misura in cui il modello direttivo proposto da Desoille si è notevolmente ammorbidito o cancellato, il disordine arcaico, le sue contraddizioni, la sua violenza e l’abbandono al fusionale si sono intensificati – e questo permette spesso di raggiungere problematiche profondamente nascoste.

Una domanda è centrale: bisogna (e perché bisognerebbe?) favorire il movimento regressivo che contraddistingue ogni cura analitica, fino ai fantasmi più arcaici? Possiamo spingerla più avanti: in caso di regressione profonda, la messa in parole del rêve-éveillé è sempre possibile? Qual è la parte di illusione non analizzata e non analizzabile, forse all’opera in queste considerazioni? La messa in parole del rêve-éveillé è sempre segno o fattore di presa di senso (significato)? La presa di senso è sufficiente – o anche necessaria? – perché un cambiamento inizi o si realizzi? Qual è il posto dello psicoanalista in questo momento della cura e in questo movimento di regressione? Com’è in gioco il transfert? Come va trattato?

  1. Il gioco e il trattamento del transfert sono messi in evidenza in egual misura dalla pratica

del rêve–éveillè in seduta. È sbagliato credere che Robert Desoille non vedesse il transfert o anche ne negasse l’esistenza. Infatti egli pensava che il transfert sul terapeuta subisse un secondo spostamento sulle figure del rêve–éveillè: imago spostate sul terapeuta si spostano di nuovo sulle figure del rêve–éveillè.

Nella misura in cui la direttività si è attenuata, in cui la figura del terapeuta-psicoanalista ha lasciato più posto a una certa irrealtà, il gioco del transfert si è intensificato. Se i transferts hanno continuato a realizzarsi sulle figure del sogno, il rêve–éveillè e la sua analisi a volte, hanno riguardato ancor più il vissuto transferale stesso.

Tuttavia l’esperienza di sognare-da-svegli permette spesso di sviluppare un discorso e una comprensione metaforica del gioco di transfert, non essendo più necessaria, se non per sottolineare la conclusione, l’espressione chiara di ciò che vi si è vissuto e risolto.

La qualità del controtransfert è caratterizzata dalla pratica del rêve–éveillè in seduta. In effetti, se l’analista invita il suo paziente a vivere l’esperienza del rêve–éveillè, il paziente porta il suo analista a vivere ciò che lui stesso sviluppa e suscita di rimando al sogno dell’analista. L’analista è sempre contenitore del vissuto della cura e cassa di risonanza per i fantasmi, le interpretazioni e le costruzioni dell’analizzando. A questo punto, è sullo stesso terreno del sogno vissuto, qui e ora, con i caratteri che ho esposto riguardanti l’analizzando, che lo psicoanalista si impegna. E questo non potrebbe essere senza ripercussioni su di lui né sull’insieme del vissuto transferale dell’uno o dell’altro.

La spinta in vanti dell’immaginario del paziente darà al transfert e al controtransfert una tonalità particolare in questo incontro di «due immaginari».

La capacità di rêverie dell’analista evoca la «capacità di rêverie della madre».

Come contrappunto alla celebre formula lacaniana che fa dell’analista un «soggetto-supposto-sognare» perfino sognante!

  1. Cambiamento e sublimazione

Si sa che Desoille desiderava favorire, con il rêve–éveillè, cambiamento e sublimazione. Per lui, il movimento nello spazio immaginario aveva una funzione fondamentale nel gioco di questi processi.

In linea di massima, abbiamo mantenuto tutta la sua importanza all’invito fatto al paziente, di creare lo spazio immaginario, di sentirvisi vivere e muovere. Possiamo dire che si tratta,a questo punto, di una esperienza metaforica, segno e annuncio di cambiamento. È evidente che tale esperienza favorisce il processo di sublimazione nella misura in cui quest’ultimo è cambiamento di scopo per le pulsioni e il desiderio.

Inoltre, in un mondo in cui la messa in atto precede spesso ogni messa in parole, il familiarizzare con la messa in immagini apre alla capacità di presa di distanza. La messa in immagini crea una pausa, instaura un tempo di latenza. Questo tempo è quello in cui il soggetto, entrando nell’immaginario si concede, così, accesso alla parola.

Oggi pomeriggio, quando presenterò dei casi clinici in modo dettagliato, ne vedremo un esempio a proposito di un bambino.


Istituto di Analisi Immaginativa is powered by WordPress
Theme is Coded&Designed by Wordpress Themes at ricdes